Palm oil: Una minaccia per la foresta


Tra le bellezze naturali che abbiamo raccontato finora c’è qualcosa che ancora non vi abbiamo raccontato. Si tratta di un argomento attuale e di elevata grativà verso l’ambiente. Stiamo parlando del Palm oil.

Ma di cosa stiamo parlando? Ogni volta che andiamo al supermercato potenzialmente stiamo distruggendo un pezzo di foresta. C’è una relazione tra i prodotti di quotidiano consumo come creme, brioches, snacks, gelati gli oranghi e la deforestazione. Questa relazione si chiama “oli o grassi vegetali” e la potete leggere nelle etichette di molti prodotti. Sotto quel nome molto probabilmente si cela l’olio di palma, un prodotto che detiene il primato di consumo davanti all’olio di soia.

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La palma da olio  (Elaeis guineensis) è coltivata in modo intensivo in Indonesia. Durante i nostri trasferimenti abbiamo attraversato vaste aree per ore, completamente coltivate a palm oil. Terre strappate alle foreste, un fenomeno che qui in Borneo come a Sumatra e Malesia sta diventando di dimensioni preoccupanti come denuncia il WWF. Le foreste da noi visitate finora sono a confine di queste vaste aree coltivate, ultimi habitat rimasti per specie a rischio come l’orango.

 

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In questi ultimi decenni, in Indonesia, sono scomparse più della metà delle foreste vergini esistenti. Se nel 1950 la copertura di foresta tropicale arrivava al 82% del territorio nel 1995 questa percentuale si è ridotta al 52%. Al ritmo attuale nel 2020 le foreste indonesiane (seconde solo all’Amazzonia) rimarranno solo in quelle poche aree sparse dedicate a parco naturale. Una situazione che minaccia l’elevata biodiversità di queste regioni.

 

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L’economia del Palm Oil sta cambiando notevolmente la situazione in Borneo. Nel nostro viaggio abbiamo osservato non solo chilometri di piantagioni a palma da olio, ma anche la costruzione di interi villaggi operai e dirigenziali, oltre fabbriche. Abbiamo seguito le piste che portano all’intero delle aree coltivate, il traffico tra i villaggi e le piantagioni è notevole, soprattutto di camion cisterna. Una situazione che appare di evidente degrado ambientale e che sta anche modificando la cultura delle etnie locali che abbiamo frequentato, i Dayak in Borneo.

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Secondo quanto pubblicato nel rapporto del WWF, l’Indonesia ha triplicato l’estensione delle aree di coltivazione delle palme dal 2000 al 2013, facendo cosi scomparire grandi aree di foresta tropicale. Gli effetti di queste piantagioni non cadono solo sulle foreste ma anche sulle acque confinanti, una situazione potenzialmente ancora più grave.
Un fenomeno che inizia a preoccupare è anche quello dei piccoli produttori, che, sempre secondo il rapporto citato, stanno crescendo in numero e dimensioni arrivando ad interessare le aree protette, chiudendo i corridoi naturali tra le foreste.

 

Visita il link WWF Italia: “Olio di palma, il grasso tropicale che dimagrisce le foreste

Visita anche il sito della Roundtable on Sustainable Palm Oil la tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile, un piccolo primo passo verso criteri di sostenibilità per la produzione dell’olio di palma.

 

Il nostro viaggio non è ancora finito, abbiamo ancora molto da raccontarvi, sulle foreste, sulla situazione ambientale che ogni giorno stiamo osservando. Gli oranghi ancora non si sono fatti vedere, ma la loro presenza, rilevata attraverso i nidi sugli alberi ci fa comunque ben sperare.

 

 

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